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Questa sera (LUN 28/2) si terrà il primo di una serie di tre incontri organizzati dal Centro Produttività Veneto per parlare dell’ormai pressante tema del rapporto tra le aziende e i social media.
Il tema del primo incontro è “CHI NON CAMBIA MUORE. LE NUOVE REGOLE DEL BUSINESS AL TEMPO DEI SOCIAL MEDIA”.
Relatrice sarà la Dr.ssa Barbara Bonaventura, direttore marketing di Mentis.

Parteciperò con piacere e sono piuttosto curioso, dato che in queste ultime settimane ho assistito a diversi incontri sul tema e devo dire che i risultati non sono quasi mai stati all’altezza delle aspettative. Mi sembra infatti che di rapporto tra social media e impresa in Italia si parli molto, ma con ancora poca cognizione di causa.

L’interesse per questo incontro in particolare nasce senza dubbio dal carattere locale, visto che è organizzato proprio a Vicenza ed è diretto alle imprese vicentine.
Sono molto curioso di capire come e SE le aziende si stiano ponendo qualche domanda in merito ai SM, in questo senso già l’affluenza all’incontro sarà indicativa.
Soprattutto, a parte la relazione in sè che senz’altro aggiungerà importanti aspetti e dettagli al nostro sapere in materia, sono interessato all’interazione da parte degli imprenditori, alle loro domande e percezioni sul tema.

Successivamente all’incontro posterò la mia personale relazione/impressione, intanto invito chiunque fosse interessato a contattare il CPV e compilare la scheda di adesione, qualora vi siano ancora posti disponibili, dal seguente link:
http://www.cpv.org/files/download.php?id_bin=6604

Ecco anche il link dell’evento su Facebook:
http://www.facebook.com/event.php?eid=185761058123501

Taci, il nemico ti ascolta!Un recente articolo apparso su Repubblica.it riporta la notizia di due impiegati della Cassa Nazionale di Previdenza dei Commercialisti sospesi e poi licenziati a causa di commenti, pubblicazioni e frasi scritte su Facebook.
In poche parole, la loro “colpa” sarebbe  stata quella di diffamare, deridere e/o offendere i propri dirigenti superiori attraverso il comportamento tenuto su quello che è ormai il Re dei Social Media.

Non entro nel merito dei singoli provvedimenti, credo però che questi fatti aprano scenari interessanti in merito all’uso dei social media da parte degli utenti, al suo significato e alla percezione che si ha di tali strumenti di comunicazione.
Per molti utenti il proprio profilo su FB è una sorta di valvola di sfogo, una zona franca dove emozioni, sentimenti e opinioni possono essere “vomitate” con molta più leggerezza rispetto a quanto si farebbe al bar o ad una cena con gli amici.

Niente di più sbagliato.
Quasi sempre i nostri “amici” su FB sono molti, molti di più rispetto alle nostre VERE amicizie.
Tra di loro ci sono ex compagni di scuola, ex commilitoni, colleghi di lavoro passati e presenti, frequentazioni occasionali, spesso anche individui che non conosciamo personalmente ma che in qualche modo sono venuti a contatto con noi esclusivamente attraverso la rete.Effetto a cascata sui Social Media

Tanta, troppa gente, insomma.
Gente che legge quello che scriviamo, che lo approva (“mi piace”), che lo commenta, che lo tagga.
E soprattutto che potenzialmente lo condivide con il PROPRIO elenco di “amici”, allargando esponenzialmente ogni nostra parola a un panorama enorme di potenziali sconosciuti, con in più il pericolo del fraintendimento intrinseco all’uso della parola scritta, che non ha un “tono” e che pertanto non può essere interpretata soprattutto se letta da persone che ci conoscono poco, male o per niente.

E’ richiesta quindi la nostra massima attenzione rispetto a quello che scriviamo e pubblichiamo.
Potrebbero leggerci e usare le nostre parole a loro piacimento diversi campioni dalla nostra lista di “amici”:
- un collega amichevole sul posto di lavoro, ma in realtà arrivista e pronto a farci le scarpe
- un nostro superiore di cui abbiamo stupidamente accettato l’amicizia tempo fa per il quieto vivere, ma non ricordiamo di averlo fatto
- una persona che per puro caso è nostra “amica”, ma in realtà è parente o amica (per davvero) del nostro superiore

Per farla breve, FB è una grande piazza, un grande Bar Sport, un grande salone da parrucchiera.
In ognuno dei suddetti luoghi staremmo bene attenti a quello che diciamo e a chi lo diciamo, magari parlando a mezza voce, per evitarci grane.
Su FB invece ci sentiamo spesso meno in pericolo, protetti dallo schermo e dalla discreta silenziosità della tastiera.
Ci sentiamo intoccabili, non controllabili, la rete è sentita da molti come un baluardo di libertà e quindi ci arroghiamo il diritto di scrivere quello che ci pare. Non solo, ma addirittura (come nei casi citati dall’articolo) ci indignamo se le parole da noi vergate a video ci vengono contestate, perché le abbiamo scritte in privato, dal nostro telefonino o dal nostro computer, nel guscio caldo della nostra casa.

Sbagliato. Non conta dove, come o perché abbiamo scritto.
Conta il fatto che quelle parole sono finite in pasto a centinaia, potenzialmente migliaia di persone, anche se nel momento in cui le scrivevamo pensavamo le leggessero solo i nostri amici più stretti dimenticandoci di tutti gli “accetta l’amicizia” che abbiamo colpevolmente cliccato nel tempo.

Accettare amicizia

Tanti anni fa, in altri momenti della storia Italiana si diceva e si scriveva: “taci, il nemico ti ascolta”.
Si diceva anche “Dagli amici mi guardi Iddio che dai nemici mi guardo io”.
Direi di fonderli e di coniare il proverbio del nuovo millennio: “Taci, la tua lista di amici ti legge”.
TUTTA, la tua lista di amici.

Il web un tanto al chiloIl mio studio si occupa di web design e comunicazione, lavoriamo principalmente con le piccole e medie imprese di Veneto e regioni limitrofe.
Chiaramente, soprattutto in questi tempi, le aziende devono controllare con la massima attenzione costi, strategie e promozione, per evitare spese inutili e massimizzare i ROI.
Questo lo capisco benissimo, è corretto e doveroso.
Il tutto però quasi sempre viene banalizzato e ridotto alla fatidica domanda, spesso fatta in sede di primo contatto, al telefono, frettolosamente, come se si trattasse di comprare un’auto usata: “quanto mi costa un sito?”.

Devo dire colpevolmente che anche dopo diversi anni di esperienza nel contatto commerciale, vengo ancora e sempre messo in difficoltà da quella che ormai chiamo semplicemente “La Domanda”.
Non è semplice spiegare ad un titolare di piccola o media azienda che ci ha appena contattati che non esiste un “listino prezzi” del web.
Che non si tratta di “fare il sito” ma di concepire uno strumento di comunicazione, personalizzato e univoco.
Che il “sito” è solo uno degli elementi del lavoro, e che tutti questi elementi vanno analizzati attentamente molto, ma molto prima di parlare di cifre e preventivi.

La comunicazione, anche sul web, non si vende “un tanto al chilo”.
Non è questione di numero di pagine (un classico: “se facciamo una pagina in meno quanto mi fai?”). E’ un fatto di contenuti, competenze, capacità di analisi, esperienza… alla fine di professionalità.

Si sa che il web è pieno di miraggi tipo “il tuo sito on line a 99,00 euro”.
Bersagliato da queste false possibilità,  il titolare di una azienda artigiana o di una piccola impresa non solo pretende di avere un prezzo su due piedi, ma non riesce assolutamente a discernere fra un template precotto (e che poi richiede la competenza per riempirlo di contenuti), una pagina su paginegialle o una intera strategia di comunicazione sul web, ben integrata e organizzata.

Quello che mi sentirei di consigliare alle aziende è di ragionare in senso inverso.
Non chiedete un preventivo per “fare il sito”, perché correte il rischio di farvi irretire da preventivi allettanti per avere risultati del tutto inutili oppure di ricevere preventivi esorbitanti per servizi di cui in realtà non avete bisogno, semplicemente perché chi vi fa il preventivo su due piedi non può sapere assolutamente niente di voi dato che non gliene avete ancora dato il tempo e il modo.

Definite voi un budget annuale da utilizzare per la comunicazione in rete.
Con quel budget in mano (e in testa) contattate una agenzia di web design e comunicazione, mettetevi a tavolino e fatevi illustrare come si può agire in modo efficace rispettando le cifre.
Sarà più facile per i professionisti consigliarvi serenamente, senza l’assillo di dover parlare di soldi alla cieca prima che di contenuti.
Soprattutto sarà più facile per voi capire chi vi può offrire la miglior soluzione per il budget stanziato, chi dimostra maggiore professionalità o semplicemente chi è più in sintonia con il vostro pensiero e la vostra azienda.
Dovete dar loro in mano la vostra immagine, vale forse la pena di farci due chiacchiere prima di decidere sempre e solo in base ad un preventivo forzato, frettoloso e quasi certamente impreciso.

La settimana scorsa ho assistito alla presentazione della ricerca di chiusura del master in Social Media Marketing della IULM. Tra gli ospiti invitati a discutere di social media marketing anche Andrea Santagata, fondatore di Splinder, Liquida, Sitonline, uno che nel web Italiano non ha bisogno di presentazioni.

Ebbene, sapete un po’ cosa ci dice Santagata? Ci dice le aziende italiane dovrebbero curarsi molto di più della loro immagine sul web, soprattutto per quanto riguarda il sito istituzionale e le email. Cioè che prima di 2.0 c’è 1.0 e che è del tutto assurdo favoleggiare di social media marketing senza essersi dotati di una presenza istituzionale sul web almeno accettabile.

Non posso fare altro che condividere, in Italia in effetti capita spesso di trovare aziende (e non solo piccole o medie) totalmente prive di un sito web o di una mail istituzionale, oppure peggio ancora con un sito realizzato anni fa dal nipote smanettone del titolare, con conseguenze grafiche e di comunicazione facilmente immaginabili.

Non credo a una Internet settoriale.
Non credo che Facebook, LinkedIn, Twitter e il resto dei Social Media siano sostitutivi di un sito istituzionale moderno e aggiornato o di una email proprietaria (mail@nomeazienda.com) da cui qualcuno ci risponda entro qualche ora.
Credo invece che il web sia un unico elemento, nel quale strutturare la “vita digitale” della propria azienda in modo progressivo, partendo dal necessario (mail, sito) e valorizzandolo tramite gli strumenti sui social media.

Anche perché, in fondo, se li facciamo arrivare sulla pagina di Facebook poi dovremo anche mandarli da qualche parte e fargli vedere quanto siamo VERAMENTE bravi…. o no?

Di web se ne parla ormai anche troppo. Verissimo.
Credo però che sia limitante e miope parlare di web come si parlerebbe di cucina o di fai da te.

Internet sta tessendo la tela del nostro quotidiano, non è più un argomento di discussione, ma il modo e il mezzo in cui si discute.
Quello che vorrei da questo blog è provare insieme a definire i termini di come si evolva la comunicazione sul web.

Analizzare i fenomeni, cercare di estrarre significati, provare a immaginare il futuro.
Non solo di web parlerò, sia chiaro… sproloqui, avvenimenti e pensieri quotidiani saranno la linfa vitale del blog, ma visto il mestiere che mi sono scelto credo che tutto alla fine sarà visto in chiave di comunicazione.

Cerco spunti, contributi, confronto e aiuto per cercare insieme di capirci qualcosa… perché come dico spesso quelli che sono convinti di avere tutte le risposte spesso si sono fatti le domande sbagliate.

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